Il Notiziario

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Appunti dal Festival Francescano di Bologna

Scritto da Luciano Liotta.

Anche soltanto per un minimo resoconto di quanto è avvenuto nei tre giorni di Festival sarebbe necessario attingere agli atti.

Oltre 100 relazioni, numerosissimi “laboratori”, tanti “eventi” sono stati offerti ad oltre 40.000 persone che hanno usufruito  del Festival.

Tra queste c’eravamo anche noi; sì perché, dobbiamo confessarlo!, abbiamo  disertato (con l’approvazione degli  organizzatori)  il compito che ci era stato proposto.

Il Festival è stato “Inventato” e preparato dal MO-FRA (Movimento Francescano), che rappresenta l’unione delle tre famiglie francescane: il primo, il secondo ed il terzo Ordine.  E’ stato entusiasmante vedere in piazza i frati, le suore francescane e i laici, tutti insieme uniti per un solo obiettivo. Anche questo è ecumenismo.

Ci limiteremo a raccontare quel che siamo riusciti a vedere e come abbiamo vissuto questi tre giorni a Bologna.

La città, molto bella ed ospitale, è stata all’altezza della sua fama.  Il sole, anche se ogni tanto era coperto da qualche nuvola, non è mai venuto meno al suo compito di tenere caldi i corpi e gli animi, ben disposti così all’ascolto.    Il maggior numero degli “Eventi” sono accaduti in piazza Maggiore e nella attigua piazza del Nettuno: il tutto incorniciato dal maestoso Duomo di S. Petronio, Patrono di Bologna (la cui festa, guarda caso, è andata a ridosso  di quella di S. Francesco del 4 Ottobre),  e   dall’ elegante Palazzo d’Accursio, che ha offerto sale e il sottostante cortile per i  numerosi incontri.

Il Prof. Cacciari ha attirato e tenuto desta l’attenzione dei numerosissimi partecipanti ai suoi.  La mattina ha “commentato”, da par suo, il Cantico di Francesco, discutendone sia dal punto di vista filosofico che storico: una Lode all’Altissimo da parte di Francesco con tutte le Sue creature.  Francesco con tutto il Creato che loda il Creatore. Particolare attenzione ha dato a “quelli che perdonano”,  soffermandosi con sobrio acume e intelligenza critica  sulla parola “per-dono”.

Di pomeriggio, nel cortile di Palazzo D’Accursio, ha presentato un suo scritto: “Doppio ritratto. S. Francesco in Dante e Giotto “.

Tutt’altro tenore il racconto di Pupi Avati. Ha delineato, con vibrante passione, uno spaccato della Bologna di tanti anni fa: quella del periodo storico in cui lui l’ha vissuta; ha parlato un po’ della sua vita, arricchendola di vivaci aneddoti: un ascolto che si è rivelato piacevole e divertente.

Molto interessante, poi,  la lettura fatta da Paolo Curtaz, evangelizzatore free-lance (come lui stesso si definisce), della creazione dell’uomo (Gen.1).

Dal Caos iniziale, Dio ha “contratto” il Suo spazio, ha messo ordine nella confusione, ha rinunciato a parte della Sua Potenza

L’uomo, creato ad  “immagine e somiglianza di Dio”,  deve cercare in ogni tempo della sua  vita,  di “somigliare” a Dio,  controllando la sua potenza,  il proprio istinto di dominio.  “L’immagine” è un dono che ha avuto con la Creazione.

Il punto focale di tutto il Festival è stato il momento della preghiera francescana presieduta da S.E. Mons. Rino Fisichella, che nella sua Omelia ha invitato a portare la misericordia nel cuore, a proclamare che Dio è buono, ad amare, perché siamo stati amati per primi da Dio,  a scoprire il Suo amore per donarlo agli altri. 

Al termine è stato dato il mandato missionario all’OFS e Gifra:

Annuncia ciò che il Signore ti ha fatto, e la Misericordia che ha avuto per te“.  (Mc 5,19)

Non possiamo non citare, per concludere, l’intervento del Ministro della Fraternità di Cannara, Ottaviano Turrioni, a difesa dell’ambiente. Egli ha portato la testimonianza di quanto è stato fatto per mantenere la zona di Piandarca libera dalle infrastrutture delle nuove tecnologie energetiche. E’ il paese dove la tradizione vuole che Francesco abbia fondato il Terzo Ordine Secolare, è il territorio della predica agli Uccelli. (Il testo completo del suo intervento sarà prossimamente inserito nel nostro sito).

E non è mancato il momento “turistico”: siamo, infatti, saliti in cima alla Torre degli Asinelli scalando tutti i suoi 495 gradini; e vedendo dall’alto dei 95mt la folla di persone lungo la via Rizzoli, veniva in mente quanto Francesco considerasse piccolo l’uomo rispetto alla Grandezza di Dio.

Bologna, via Rizzoli vista dall'alto della torre degli Asinelli

Bologna, via Rizzoli vista dall'alto della torre degli Asinelli

“Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, ed il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli “. (Salmo 8, 5-7)

In attesa degli Atti! Per saperne di più!

Luciano Liotta